Emozioni coloristiche di un infinito-finito nella pittura percettiva di Vito Spada 

Il complesso, dinamico e discutibile, molto discutibile, scenario contemporaneo dell’Arte è in cerca di “un ordine nuovo”, vale a dire, di una dottrina estetica che sia in linea con la cultura moderna del Bello, senza oscurare le trascorse filosofie dell’Arte. Una dottrina nuova, dell’oggi, i cui teoremi diano un indirizzo risolutivo agli obiettivi di comprensione-espressione-spiegazione del difficile segmento epocale e del suo vissuto emozionale, collettivo e individuale insieme.

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A veicolare ed esplicitare simili istanze, vi è anche l’impegno pittorico di Vito Spada, personalità di sicuro spessore artistico e culturale. L’incipit tardivo della sua scrittura cromatica è figlio di una vocazione a lungo covata tra le pieghe di tante stagioni, e, forse, sarà per questo se mi è dato affermare che la sua produzione, pur mancando di una annosa pratica, tuttavia mostra attributi di certa maturità, sia per l’originalità ideativa, che per quei desideri coloristici che il coraggio dell’Artista ha liberato da un’esistenza carsica, sommersa, come neglette creature di pirandelliana memoria in cerca d’autore.

Fondamentalmente, le opere di Vito Spada accostano soluzioni polimateriche sapientemente fuse in orditi precisi di forme e di linee e sorrette di una fascinosa energia coloristica, capace di far colloquiare il suo virile sentire con la voce arcana e misteriosa del Tempo. Ogni suo dipinto sottende un pensiero e una tensione emozionale, tradotti in un colto linguaggio astratto-informale, il cui spirito composito sa di presagio di nuovi indirizzi ideativi, con soluzioni morfologicamente concepite all’ombra di una critica meditazione. Tanto, a giustificazione di un sorprendente catalogo dalle evolute sembianze tecnico-formali a cui non difetta una potenza espressiva. La sua arte, figlia di un antico desiderio e di una lunga meditazione, svezzata nell’intimo laboratorio delle sue tante emozioni e suggestioni, finalmente ha trovato corpo nella personale cifra stilistica del suo Autore, sensibile a un indirizzo astratto-informale, più che figurativo e realistico.

Vi sono ascendenze o citazionismi nelle sue opere? No.

Pur se Vito Spada non ignora gli assiomi delle diverse scuole dell’Arte del secolo XX, dalle Avanguardie ai movimenti degli anni ’60-’70, la sua arte è debitrice solo di un personale sentire e del suo esperienziale quotidiano. E’ in questo tracciato di soggettive sensazioni e percezioni del reale, che egli ha coltivato e coltiva la ricerca di una dotta pittura materico-sensoriale e di un ordine tecnico e formale, eludendo ogni etichetta di appartenenza a una delle tante correnti dell’Arte contemporanea, contornata del fatuo volteggiare di un’anonima folla di artigiani del pennello, che ha fatto dire a Gillo Dorfles che il valore artistico di tre quarti delle opere pittoriche, oggi prodotte, è nullo.

Ma Vito Spada, artista impegnato, sa che l’Arte è un’altra cosa.

L’Arte è armonia sublime, è Bellezza.

L’arte è ordine, non certo inteso come costrizione o limite e impedimento al pensiero creativo dell’artista. L’Arte è ordine perché l’Arte è parente d'Iddio, ha fatto dire al divino Leonardo, e il pittore è signore (…) di tutte le cose.

E questa è la filosofia che sorregge l’estetica di Vito Spada.

Una filosofia capace di veicolare una poetica severa, densa di quei teoremi che presuppongono la scelta di brani pittorici come pure evocazioni di una complessa interiorità, poi trasposti in immagini dalla forte valenza simbolico-percettiva, in raffinate creazioni coloristiche di un infinito-finito, entro cui si incontrano, si riconoscono e si legittimano i sentimenti dell’eterno fluire del Tempo nelle diverse stagioni del vivere umano. In tal senso, egli sente e vive l’Arte come categoria universale dell’ontos, cioè dell’essere e dell’esistere (e non importa in quale misura e come, se a livello conscio o inconscio); è questo il concetto che fondamentalmente fa da bussola al pensiero estetico di Vito Spada.

Nella prassi, invece, in ogni suo lavoro egli ricrea la sua anima in maniera sinergica e con sintesi armoniosa, attraverso la potenza sensopercettiva del colore materico, che è ideazione e celebrazione di una magistrale sintassi cromatica, la cui essenza è fatta di studiati effetti ottici, di sapienti giochi di ombre o di ampie campiture e compositi e sottili equilibri polimaterici, che conferiscono elegante plasticità alle forme e forza luministica all’intero testo pittorico. In aggiunta, il tessuto di linee e forme (prodotto squisitamente mentale, razionale e ordinato) esalta l’incontro di diverse figurazioni di geometrie-simbolo, ricche di elementi curvilinei, con impressioni cinetiche percettivamente fruibili e mai caotiche; un ritmo non facile da innestare in quelle sue nette e razionali figurazioni geometriche. In tal senso, la sua arte è sintesi di un simbolismo formale (il cerchio, il quadrato, il triangolo o il rettangolo) che sapientemente si racchiude nel gioco delle complesse e libere movenze del colore. Per Spada, il colore è tutto, è l’élan vital, l’identificatore precipuo della sua pittura, sia pure ordinato in precise geometrie (tra l’altro, v. Terra imprigionata, Riflessi dell’anima, Il motore della vita, Onde elettromagnetiche).

Tanto è dato osservare anche in alcune composizioni più prossime all’informale e non rare all’interno del suo percorso artistico. Si tratta di arte non più ligia alle linee del segno geometrico, ma sottomessa a uno slancio tipicamente impressionista. Sono pure creazioni coloristiche, in cui lo sguardo dell’Artista (sollecitato da una sensazione, un’idea o un sentimento) penetra con urgenza un quid speculativo, a volte denso di contrasti, quasi un’atmosfera di ansia o di attesa, ma più spesso intonato a un’intima e quieta meditazione. Ed ecco che il colore si fa intensa vibrazione interiore, pura voce dell’anima, tradotta in accorte suggestioni cromatiche, fatte di scale di toni timbrici e tonali; e se a tratti alcune sembrano prevalere su altre, mai l’artista scade nella prepotenza espressiva.

Nella sua più recente produzione, vi sono poi delle creazioni in cui è palpabile la tensione della mano nel marcare un sapienziale limite tra pittura e pseudoscultura, ricorrendo a un plasticismo dai volumi addomesticati da linee e dall’uso scaltro del colore, senza sacrificare quell’armonico movimento di forme  In aggiunta, l’uso perito delle tecniche più diverse (colori acrilici e a smalto, stucco, resina lucida, inserimenti polimaterici, foglia oro e/o argento e rame su supporti diversi: tela, legno, alluminio e altro) esalta quella meditata risoluzione di effetti figurali dalla luce cangiante, quale esito di sovrapposti impasti cromatici, che danno riflessi prospettici, intonazioni volumetriche e percezioni sempre diverse di luci e ombre.

La rassegna pittorica di Vito Spada è testimone anche della laboriosa conquista dei mezzi tecnici, necessari a esprimersi sulla inerte superficie della tela, stando al riparo da ogni artifizio decorativo o da forzate sorprese espressive. Vi è in lui l’abilità nel controllare soprattutto l’elettrizzante energia coloristica, al fine di calibrare l’uso di libere e corpose pennellate o di robuste spatolate, che a volte fanno da legante a un assemblage di elementi eterogenei; ma la medesima abilità lo porta anche a intonare liriche sinfonie di tinte pastellate, che vanno a dare forza a un pensiero, a una emozione, ai miti della memoria. E così, libertà creativa ed energia cromatica rivestono ogni sua creazione di un’anima dai fascinosi significati, che sempre eludono la grigia banalità.

Come ogni poeta del pennello, anche Vito Spada confessa che un dipinto è sempre il risultato di un incontro emozionale tra il sé e l’attesa di conoscere quelle incognite espressive, che nel pathos della creazione prendono a sorpresa la mano dell’artista, rendendo critico il controllo della sua primigenia ideazione. Forse, però, egli dimentica che l’artista è una sorta di “veggente”, una creatura capace di ricevere e trasmettere (pur senza averli ricercati o pensati) preziosi messaggi, filtrati da percezioni che giungono dal di fuori dei confini del reale contingente. Sono messaggi che rimandano a una memoria valoriale archetipa, a rituali segnici ancestrali, carichi di accostamenti simbolici, da decodificare come un invito a perseguire - attraverso la cultura e la morale dell’Arte - l’armonia collettiva dell’Universo-uomo, il superamento degli sterili individualismi, la interiore ricomposizione di conflitti e tensioni sociali, al fine di generare equilibri emozionali, elevare al nobile sentire e avvicinare l’intelletto alle porte dell’infinito.

Per tutto questo, ho grande rispetto per la fatica artistica di Vito di Spada. In essa, trovo espressi i valori dell’onestà intellettuale, dello studio e della ricerca, con significati e significanti che discutono della forza creatrice della ragione umana, capace di sublimarsi nella potenza espressiva di una pittura, intuita come scienza dell’anima, fatta di epifanie, di percezioni e sensazioni pure. E così, la divina ispirazione - sospesa tra spazio interiore e forma esteriore - risveglia nell’artista quella volontà demiurgica che alberga, in stato messianico, nel suo complesso sentire.

San Marzano, 9 Novembre 2014                                                     

Vincenza Musardo Talò

Storico e critico d’arte


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